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Overshoot!


Da una manciata di giorni abbiamo sfilato dal calendario una data importante, purtroppo vissuta con scarso clamore, come molti eventi di matrice ambientale. Il 22 Agosto scorso, per il pianeta è scoccato l'Overshoot Day.
Dagli articoli apparsi nei media si può apprendere come tale termine, indichi nella lingua di Albione che abbiamo esaurito tutte le risorse che il nostro pianeta è in grado di generale in un anno.
In parole povere ma molto attinenti
al tempo di crisi che stiamo vivendo, siamo andati in rosso: la domanda dell'umanità ha superato
quanto il pianeta può produrre in maniera rinnovabile ed è quindi caduta nel sovraconsumo ecologico.
Secondo il Global Footprint Network e NEF, le organizzazioni che si fanno carico di calcolare questo spiacevole anniversario, la data oltre la quale noi abitanti del pianeta "viviamo di rendita", sperperando risorse prodotte dalla natura, nel corso degli anni  si è contratta  tal punto che dal 1987 anno in cui potevamo permetterci di dissipare risorse fino al 19 dicembre,si è passati l'anno scorso al 27 settembre, e quest'anno al giorno citato.
Penso sia chiaro a tutti che ad un futuro di economie,popolazione e domanda di risorse tendenti alla crescita, si contrappone la realtà di un pianeta le cui dimensioni rimangono le stesse,il campanello d'allarme è il medesimo da qualche anno a questa parte: urge un cambiamento nello stile di vita, prima che il debito ecologico diventi insostenibile.
Ai problemi noti e di grande respiro come quelli legati ai cambiamenti climatici, si affiancano quelli locali, ognuno con le proprie peculiarità, siano essi la scarsità idrica, una desertificazione progressiva con ridotta produttività dei campi, l'ipoproduzione ittica o un territorio sempre più"fragile".
Le risposte che la politica mondiale e nazionale fornisce sono aleatorie e insufficienti. Me ne convinco quando leggo che la proposte di risoluzione della crisi economica attuale,ad esempio, debbano fondarsi sulla crescita e sviluppo. 
Ipotesi ragionevoli… Certamente.
Ma non è possibile che ad un'investimento per la crescita possa essere slegato dal concetto di sostenibilità.
Altrimenti una veloce (cosa che temo non avverrà, comunque vada) uscita dalla crisi potrebbe portare ad un più celere consumo delle risorse che abbiamo a disposizione, innescando un circolo vizioso che se portasse effetti benefici nell'immediato lo farebbe ancor di più a discapito delle generazioni future, a cui non rimarrebbe altro che un conto più alto da saldare con il pianeta, un debito con la natura che a differenza di quanto avviene in questo momento nell'Eurozona a proposito del debito di alcuni stati non sarà contrattabile in nessun parlamento.

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