Marrakech 2016.

La Conferenza Onu sul clima di Marrakech -Cop 22 -si è chiusa da una manciata di ore, ma sembra già di poter prendere atto che i risultati ottenuti siano modesti.

Lo scorso anno, in occasione della precedente (e sotto certi aspetti,”storica”) COP svoltasi nella capitale francese, l’aspetto mediatico, legato anche al chiaro ed accorato appello che il tempo per intervenire e mantenere il riscaldamento globale sotto la soglia dei  2°C era scaduto, era stato decisamente coinvolgente.
Da Parigi infatti, arrivò un vento di mobilitazione capace di riportare l’attenzione sulla questione climatica.

Certo, non tutto ciò che luccica è oro, e pur tra manifestazioni riuscite o meno(Legnano,la Marcia per il Clima locale e i suoi cinquanta partecipanti si collocano più in quest’ultimo giudizio)comunque l’importanza dell’avvenimento e della posta in palio generò una forte eco. 
Che fosse difficile replicare una mobilitazione analoga in occasione della Cop 22, dopo i risultati ottenuti -sia pure con riserva per la reale efficacia-lo scorso anno era prevedibile.

In aggiunta, questo 2016 con la concomitante elezione del presidente della più potente (e seconda inquinatrice)nazione del  mondo oltre a togliere visibilità mediatica a quanto avveniva nella città marocchina, probabilmente(ma è una mia ipotesi, chiaramente) ha in qualche modo contribuito a smorzare eventuali ottimismi provenienti dal post-conferenza.

E’ innegabile, almeno per quanto ho potuto leggere, che l’elezione di un presidente come Trump,di cui sono note le posizioni “negazioniste”sui cambiamenti climatici e schierato apertamente nel sostegno alle fonti fossili, abbia costituito già di per sé una problematica che si è aggiunta a quelli che sono gli abituali problemi di questi vertici.
Una delle dichiarazioni che più compare nei commenti provenienti da Marrakesh riguarda la presa di posizione chiara sull’azione da portarsi contro i cambiamenti climatici,e ciò indipendentemente da quel che faranno gli Usa, un messaggio preciso (e reiterato anche dalla sottolineatura sul vincolo di alcuni anni legato a chi abbia sottoscritto l’Accordo di Parigi, USA compresi)destinato al neopresidente.
Tuttavia Trump in campagna elettorale è stato altrettanto chiaro sull’uscita dall’Accordo e quindi il futuro rimane tutto da decifrare.
Mentre i “soliti problemi” di questi vertici a cui accennavo riguardano la complessa mediazione che deve tradurre in impegni concreti gli accordi presi.
Non basta  ribadire l’urgenza dell’azione climatica immediata, bisogna anche tradurla nel pratico, e sembra purtroppo che marrakesh abbia sortito un ennesimo rinvio.

Dei progressi parrebbe vi siano.Legati però al metodo e alle procedure (vedi ⇨questo articolo di Repubblica),iniziative quindi a carattere diplomatico e/o burocratico per definire il percorso di una lotta, quella ai cambiamenti climatici che invece necessiterebbe di maggiore sollecitudine.


Le ⇨proposte della Coalizione Clima

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